Uno studio di T&E rivela gravi discrepanze nel mercato dei “residui” di olio di palma utilizzati nella bioraffinazione di diesel rinnovabile (HVO). La quantità di POME disponibile sul mercato è di 1 milione di tonnellate, ma il consumo è di 2 milioni. Nel 2023, in Italia il Pome ha rappresentato il 20% della biomassa utilizzata per i biofuel
Dopo i potenziali rischi di frode legati all’etichettatura di grassi animali e oli esausti da cottura, torna l’incognita sugli “ingredienti” del diesel rinnovabile. Stavolta a finire sotto la lente di ingrandimento è il POME, un residuo della produzione di olio di palma, tra i principali “ingredienti” del ‘diesel rinnovabile’ (noto come HVO) venduto dalle multinazionali petrolifere in UE. Transport & Environment (T&E), principale organizzazione indipendente europea per la decarbonizzazione dei trasporti, in una recente analisi evidenzia la discrepanza tra i volumi realmente disponibili di POME sul mercato e quelli effettivamente impiegati nella bioraffinazione da parte delle compagnie petrolifere, rilevando il rischio di potenziali frodi di etichettatura. L’analisi dimostra infatti che, nel 2023, è stato miscelato quasi il doppio di POME, nei biocarburanti europei, rispetto ai volumi globali effettivamente disponibili.
POME e Diesel rinnovabile (”HVO”) - Nella prospettiva di dover riconvertire le proprie raffinerie (che per proteggere il clima dovrebbero altrimenti andare in disuso) e la possibilità di miscelare la componente bio con quella fossile, tutte le principali oil majors sono interessate alla produzione di biocarburanti. Da alcuni anni hanno iniziato a commercializzare un ‘diesel rinnovabile’ chiamato ‘HVO’ che - sulla carta - garantisce significative riduzioni delle emissioni – in alcuni casi fino al 95%. Una delle principali materie prime per produrre questo carburante è il POME, un liquame acquoso derivante dalla inquinante e climalterante produzione dell’olio di palma.
Olio di POME: 1 mln di tonnellate disponibile, ma le dichiarazioni ufficiali parlano di consumo per oltre 2 mln. Nel 2023, si stima che il POME possa aver rappresentato un quarto di tutti i biocarburanti HVO consumati in UE, ma il rischio è che larga parte di esso possa essere olio di palma commercializzato con etichettatura fraudolenta. Le dichiarazioni ufficiali, infatti, parlano di un consumo di olio di POME per biocarburanti di oltre 2 milioni di tonnellate nel 2023, valore nettamente superiore al milione di tonnellate stimato come disponibilità globale. I calcoli di T&E suggeriscono che la raccolta effettiva di olio di POME sia in realtà molto inferiore al milione di tonnellate, visto il potenziale utilizzo di quella stessa biomassa nella produzione di biogas in Indonesia o Malesia, ovvero nei Paesi che maggiormente la producono. Il rischio è che la differenza nei volumi possa essere stata colmata fraudolentemente da olio di palma vergine, il cui impatto climatico è drammaticamente più elevato delle fonti fossili se si tiene conto delle emissioni indirette legate al cambiamento dell’uso del suolo (ILUC).
Il rischio dell’uso fraudolento dell’olio di palma vergine. L’uso di olio di palma convenzionale nella bioraffinazione europea ha raggiunto un picco di circa 3 milioni di tonnellate nel 2019, per poi diminuire dell’80% alla fine del 2023 in seguito alla decisione dell’UE di eliminare progressivamente i biocarburanti a base di olio di palma dagli obiettivi sulle rinnovabili entro il 2030. Nel frattempo, il consumo di palma è stato sostituito da alternative a base di “rifiuti” come l’olio da cucina usato, i grassi animali e i residui come il POME, che aggregati hanno rappresentato lo scorso anno il 40% dei biocarburanti dell’UE. T&E avverte che l’olio di palma potrebbe semplicemente entrare in Europa sotto “false spoglie”, con un nome diverso e un’etichetta fraudolenta.
Tritto: “Possibili frodi di etichettatura”. “Da mesi mettiamo in guardia i legislatori sulle potenziali frodi di etichettatura delle materie prime per la produzione di biocarburanti avanzati. Dopo i grassi animali e gli oli da cottura esausti, ora è il POME che è a rischio di frode, dal momento che ne importiamo molto più di quanto ve ne sia disponibile. I conti non tornano” commenta Carlo Tritto, Sustainable Fuels Manager di T&E Italia, che continua: “In Italia, queste tre materie prime rappresentano oltre il 50% dei consumi di biocarburanti. Le potenziali frodi lungo le catene di approvvigionamento devono suscitare serie preoccupazioni su quanto questo diesel rinnovabile, o HVO, sia realmente capace di ridurre le emissioni. E spingere a scelte energetiche diverse, perché con tutta probabilità questi vettori non risolvono il problema delle emissioni, mentre certamente non risolvono quello della dipendenza energetica”.
POME: nel 2023 Italia dipendente quasi al 20%. Spagna, Italia, Regno Unito e Germania sono stati i maggiori consumatori di POME in Europa nel 2023. In Spagna - uno dei principali Paesi da cui l’Italia importa biocarburanti, circa mezzo milione nel 2021 - un terzo circa dei biocarburanti era prodotto dal POME, mentre l’Italia ne dipende per quasi il 20% della produzione. In Germania, l’uso di POME è quadruplicato tra il 2021 e il 2022 ed è rimasto stabile nel 2023, nonostante l’aumento delle importazioni e il calo dei prezzi dei biofuel.
POME: Se prezzo aumenta ancora, opportuno rivederne classificazione. Il rapido aumento dell'uso di biocarburanti da POME nell'UE ha portato i suoi prezzi a raggiungere quasi il 90% di quelli dell'olio di palma a metà del 2024: il valore commerciale di questo “residuo” rappresenta chiaramente uno stimolo economico ad aumentare la produzione di olio di palma. Per T&E, se il suo valore continua a crescere, sarà opportuno rivederne la classificazione, cambiandola da “residuo” a “sottoprodotto”, e correggendo il livello di incentivo di cui beneficia. Le major petrolifere europee hanno speso circa 2 miliardi di euro per il POME nel 2023, soldi che pagano gli automobilisti quando fanno il pieno.
Necessarie normative più severe e trasparenza. A gennaio di quest'anno, e a riprova di potenziali frodi di etichettatura, lo stesso governo Indonesiano ha pubblicato dati che mostrano come le esportazioni di POME, nel 2023 e 2024, abbiano superato di gran lunga le stime sulla capacità produttiva nazionale. La stessa Commissione UE, nella sua analisi dei biocarburanti avanzati, ha evidenziato come il POME sia ad alto rischio di frode. Per evitare che i biocarburanti ‘da rifiuti’ siano in realtà olio di palma sotto mentite spoglie, servono normative più severe, maggior trasparenza lungo le catene di approvvigionamento e la rimozione degli incentivi dedicati ai biocarburanti a base di POME, afferma T&E.
Tritto: “Biocarburanti hanno limiti strutturali”. Tritto conclude: “Sono anni che evidenziamo i limiti strutturali della produzione su larga scala dei biocarburanti: la competizione con i beni alimentari, lo spropositato uso di suolo, la scarsità delle materie prime sostenibili o la poca trasparenza delle catene di approvvigionamento. I soggetti industriali e governativi che sponsorizzano questi vettori come soluzione di decarbonizzazione - chiedendo di impiegarli ovunque nei trasporti, in ossequio alla formula magica della neutralità tecnologica - dovrebbero farsi carico almeno di garantire la trasparenza delle filiere, ammesso sia possibile.”
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